L'Associazione Il Labirinto per lo sviluppo di un bene pubblico

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Cosa cercate in un parco?

Circondati dalla tecnologia, dai rumori della produzione, della connessione, della bramosia di un profitto, ci ricordiamo ancora del silenzio? Oppure l’assenza di rumori, quel lieve fruscio del vento, quel galleggiare sospesi nel nulla, acuisce il nostro senso del vuoto, il bisogno del fare, alimenta una sensazione di disagio, di inquietudine alla quale non sappiamo resistere se non ributtandosi in qualche attività. Se queste sono le vostre reazioni, probabilmente il parco vi apparirà come un luogo dove fare un pic nic e mangiarsi una bella carne alla brace, poco più. Ovvero avrete captato solo un piccola parte del valore e delle opportunità di un ambiente naturale come questo. Se invece vi piace conoscervi, esplorare l’infinita varietà di sentimenti, stati d’animo, emozioni, allora lasciatevi andare, lasciatevi cullare da ciò che vi circonda. Il silenzio è un invito all’ascolto interiore, accoglie con la sua morbidezza ciò che sentiamo, non schiaccia e comprime ma accompagna ad uscire; da luce ai nostri pensieri e aiuta a riflettere. Si ha paura del silenzio quando non siamo abituati a stare da soli, quando si ha paura di noi stessi, della solitudine; altrimenti questa dimensione lascia scoprire la ricchezza interiore, la complessità, le risorse e soprattutto esalta il valore delle comunità di alberi e piante che accompagnano i nostri passi, li accarezzano senza giudicarli. La natura ha questa grande virtù, rilassa il nostro cammino in assenza di giudizio, ovvero ci rende liberi. Ecco allora che un parco diventa un luogo dell’anima dove cercare una parte di noi, oppure un ambiente dove la scoperta delle piccole magie di un bosco ci conduce in un viaggio infinito, diverso ogni giorno e in ogni tempo, capace di offrire incontri, arricchimenti, aperture. Un fiore, un tramonto, una goccia di rugiada, noi.

…la bellezza, …

Dal film “i cento passi”

-Sai cosa penso? Che questo aereoporto in fondo non è brutto. Anzi, visto così dall’alto uno sale qua sopra e potrebbe anche pensare che la natura vince sempre, che è ancora più forte dell’uomo. E invece non è così. In fondo tutte le cose una volta fatte si trovano una sua logica anche solo per il fatto di esistere. Fanno queste case schifose con queste finistre in alluminio, i muri di mattoni vivi, i balconcini. La gente ci va ad abitare, ci mette le tendine, i gerani, la televisione, e dopo un po’ tutto fa parte del paesaggio, cioè esiste. Nessuno si ricorda più come era prima. Non ci vuole niente a distruggere la bellezza.

-E allora?

E allora invece della lotta politica, la coscienza di classe, le manifestazioni e tutte queste fesserie, bisognerebbe ricordare alla gente che cosa è la bellezza, aiutarla a riconoscerla, a difenderla. E’ importante la bellezza, da quella scende giù tutto il resto.